L'ARCHITETTURA TEATRALE

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Il teatro è il luogo per eccellenza in cui da migliaia di anni si svolgono le rappresentazioni sceniche. Il termine deriva dal greco ϑεάομαι (théaomai) che significa “guardare”, azione che rappresenta la principale attività svolta dagli spettatori che si recano nell’edificio teatrale. Per questo motivo, l'obiettivo di chi si accinge alla costruzione di un teatro è sempre stato quello di garantire la miglior visuale possibile ed un’eccellente propagazione acustica. I greci furono i primi a cimentarsi nell’edificazione di questi spazi, costruendoli in pietra e all’aperto, sfruttando il pedio naturale delle colline per poter realizzare la cavea, ovvero la gradinata che ospita gli spettatori. Quest’ultima rappresenta una delle tre parti principal, di cui è costituito il teatro antico insieme alla scena e all’orchestra (parte che ospitava il coro).

Dal XVI al XIX secolo ad imporsi come modello nel panorama europeo è il teatro all’italiana, che unisce le caratteristiche del teatro di corte a quelle del teatro greco-romano[1]: le peculiarità che identificano l’edificio teatrale all’italiana sono la forma a ferro di cavallo e la presenza dei palchi al posto delle gradinate. Sin dal XVIII secolo la costruzione dei teatri rappresentò un’attività incessante, il cui motivo principale era dovuto al fatto che molti edifici venivano distrutti da incendi, causati dall’eccesiva presenza di materiali lignei, usati sia per la propagazione acustica che per gli ornamenti. Perciò, tra il XVIII ed il XIX secolo, gli architetti poterono cimentarsi nella realizzazione di tali edifici, proponendo soluzioni migliori per l’acustica e dilatando gli spazi dedicati ai servizi, come i foyer, gli atrii e le sale.

I volumi antichi proposti in questa sezione trattano delle difficoltà che gli architetti, dal Settecento in poi, hanno dovuto affrontare nella realizzazione dei teatri. Nelle loro opere gli autori propongono idee di progetti mai realizzati e suggeriscono soluzioni tecniche per i posteri. I volumi coprono un arco temporale che va dal 1762 fino al 1951 e furono scritti da architetti e teorici come Enea Arnaldi, Francesco Milizia, Francesco Riccati Trivigiani, Paolo Landriani, Pietro Sangiorgi e Mario Cavallè. 

 Teatri


[1] Fabrizio Cruciani, Lo Spazio del teatro, Bari, Laterza, 2010