Il Giubileo della misericordia e la Cappella della Divina Sapienza

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Il Giubileo Straordinario dedicato alla Misericordia, annunciato a marzo 2015 tramite la bolla Misericordiae Vultus,  si conclude il 20 novembre 2016.

Tra le manifestazioni previste per le celebrazioni dell’Anno Santo, anche quelle del mondo Universitario che ha dedicato al Giubileo, nel mese di settembre, il simposio Internazionale dei docenti Universitari e il primo incontro dedicato ai Direttori Generali delle Università. Il tema scelto per questi eventi - CONOSCENZA E MISERICORDIA  -  è declinato anche in questo percorso espositivo,  dedicato alle testimonianze, di pietra  e di carta, e presenti nell’Università Sapienza.

 Il motivo della scelta del tema viene spiegato dalle parole del Papa stesso : «Nel nostro tempo, in cui la Chiesa è impegnata nella nuova evangelizzazione, il tema della misericordia esige di essere riproposto con nuovo entusiasmo e con una rinnovata azione pastorale. È determinante per la Chiesa e per la credibilità del suo annuncio che essa viva e testimoni in prima persona la misericordia. Forse per tanto tempo abbiamo dimenticato di indicare e di vivere la via della misericordia.».La misericordia «apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato. Ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre. È per questo che ho indetto un Giubileo Straordinario della Misericordia come tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti» Ma da dove viene il termine Giubileo? E perché parlare di anno giubilare? Il vocabolo ‘giubileo’ deriva dall’ebraico ‘jobel’ che significa corno d’ariete. Siccome proprio questo corno era utilizzato come tromba, il suono indicava a tutti l’inizio dell’anno giubilare. La fonte che ci avverte dell’importanza dell’anno giubilare è il Levitico : << Conterai sette settimane di anni, cioè sette volte sette anni; queste sette settimane di anni faranno un periodo di quarantanove anni. Al decimo giorno del settimo mese, farai squillare la tromba dell’acclamazione; nel giorno dell’espiazione farete squillare la tromba per tutto il paese. Dichiarate santo il cinquantesimo anno e proclamate la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo, ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia.>> ( Levitico 25, 8.10)

Il Giubileo viene considerato come l’anno della remissione dai peccati. Indetto ogni venticinque anni, l’Anno Santo può avere degli appuntamenti straordinari. La consuetudine di indire giubilei straordinari  risale al XVI secolo ma gli ultimi che possiamo ricordare sono quelli del 1933 per volere di papa Pio XI e quello del 1983 risalente a Giovanni Paolo II.

E’ all’interno di questo contesto che si inserisce la chiesa della Divina Sapienza, eretta nel 1947 per volere di Papa Pio XII ad opera dell’architetto Marcello Piacentini. L’intenzione del Papa, infatti, era quella di donare la città Universitaria di uno spazio per la preghiera e andare incontro alle esigenze spirituali di studenti, laureati e di quanti si opponevano alle istanze degli anticlericali. Il progetto per la Cappella della Divina Sapienza si articola in tre fasi successive.

Un primo avvio nel ‘45 prevede dei disegni preparatori  basati sulla precedente  Basilica del Cristo Re progettata dal Piacentini, una struttura con pianta a croce latina allungata. In questo caso viene scelta la soluzione di un organismo ovale cupolato, motivata da esigenze imposte dal luogo. Quest’ultimo, destinato in origine al ricordo degli studenti caduti nella Prima Guerra Mondiale,si trovava lateralmente rispetto al viale alberato di accesso all’Università ma contemporaneamente si  affacciava verso l’interno della città. La proposta  assume la funzionalità di connessione rispetto agli spazi interni ed esterni. La prima fase prevedeva, inoltre, un altare sull’asse corto dell’ovale simile a quello berniniano  della Chiesa di Sant’Andrea della Valle e una doppia calotta  finalizzata ad una forte accentuazione verticale di tutto l’organismo. Due elementi che troviamo nella fase iniziale saranno mantenuti nel progetto finale: le finestre circolari e la facciata a terminazioni piane scandite da riquadri nelle pareti del prospetto.

Nella seconda fase della progettazione troviamo l’ovale della struttura  trasformato in un organismo centrico a doppia assialità, abbandonando così l’idea di uno sviluppo longitudinale. Lo spazio centrico  si arricchisce con un deambulatorio quadrato sostenuto da otto piloni liberi.

Nell’ultima fase viene confermata la soluzione del doppio ingresso privilegiando quello verso l’esterno dell’Università, così come le finestre rotonde, ora fatte scendere dalla calotta nello spazio del matroneo. Il risultato è un organismo ovale che sposa insieme la longitudinalità della struttura per dare importanza alla zona presbiteriale, e la circolarità della copertura a cupola terminante con una luminosa lanterna.

Vero polo attrattore della chiesa è l’affresco di Giovanni Brancaccio che campeggia sul fondo della chiesa. L’architetto di origine campana aderisce negli anni Venti al movimento artistico Novecento, diventa famoso poi negli anni Cinquanta per uno stile personale che richiama l’Espressionismo francese. L’opera dell’autore si presenta come un’allegoria della Sapienza in tutte le sue forme.

Giovanni Brancaccio, Divina Sapienza, 1950

All’interno della Cappella sono state aggiunte successivamente la Pietà di Giovanni Prini, la Mater Sapientiae di Arturo Dazzi e il Cristo Maestro di Romano Romanelli  per una riqualificazione dello spazio sacro.

Fonti:

  1. Sandro Benedetti (a cura di), La Cappella della Divina Sapienza nella città universitaria di Roma, Gangemi, Roma, 1998.

  2. Cardianale Paul Poupard, La guida del pellegrino a Roma, Giubileo 2000, Piemme, Milano, 1999.

  3. www.uccronline.it/2016/03/20/le-cose-da-sapere-sul-giubileo-della-misericordia/