La Città Universitaria della Sapienza

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Il progetto della Città Universitaria prende avvio nel 1932 ad opera dell’architetto razionalista Marcello Piacentini e vedrà la sua realizzazione nel 1935 con le sedi di Giurisprudenza, Lettere, Scienze Politiche,  gli Istituti di Fisica, Chimica, Mineralogia, Biologia e il palazzo del Rettorato. Precedentemente l’Università  aveva la sua sede principale allo Studium Urbis presso la chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza- luogo storico della fondazione da parte di Papa Bonifacio VIII nel 1303 con la bolla In Supremae praeminentia Dignitatis-  ma con il crescere del numero degli studenti nacque l’esigenza di spostare l’edificio in una zona più ampia e accogliente fra il Policlinico e il Cimitero del Verano, lungo la via Nomentana.

L’idea di base del Piacentini fu di creare una struttura in linea con il razionalismo europeo senza tralasciare le novità provenienti dagli Stati Uniti. Il regime fascista scelse una squadra, composta dagli ingegneri Francesco Guidi e Gaetano Minucci, capace di adattare le tendenze architettoniche dei college statunitensi all’‘italianità’ della tradizione. I due ingegneri infatti provenivano da una formazione internazionale: il primo aveva studiato la Città Universitaria di Madrid e il secondo aveva vissuto e studiato tra Berlino e Bruxelles portando con sé le novità in fatto di materiali, tecnologie e linguaggi. I viaggi di aggiornamento degli ingegneri si svolsero durante la fase di progettazione e continuarono anche durante quella realizzativa. Il Piacentini aggiunse la sua esperienza nello studio dell’Università di Ithawa, nello stato di New York, impostata sul principio del nihil alienum. Il modello dei college nord-americani  rappresentarono la novità per eccellenza per una diverso ordine di motivi: il rapporto con il paesaggio, cioè l’idea di integrare gli edifici in uno spazio urbano precedente senza annullarlo, una disposizione dei volumi edilizi armonica ma non simmetrica, la sistemazione di aree verdi, e in ultimo, la necessità di definire dei punti che permettessero agli studenti una vita comunitaria.

L’impianto della Sapienza, infatti,  è di tipo basilicale a croce latina. Esso è basato su una navata impostata su un asse principale sulla quale si innesta trasversalmente il transetto, replicato da un incrocio ortogonale minore. Su questo schema il Piacentini commenta: “La concezione è evidentemente la più umana e la più efficace: nasce da un ordine e da un postulato di grandiosità per poi adattarsi alle varie necessità speciali di ogni elemento. Così questa Città Universitaria di Roma, creata su uno schema a pianta basilicale a transetto, trae tutta la sua grandiosità dall’ordine e dalla simmetria basamentale: i vari edifici che si prospettano, sono formati da masse che si bilanciano ma non sono affatto uguali tra loro. […] Un ingresso monumentale, formato da alti solenni propilei dà adito a un largo viale costituito da edifici, e ha per sfondo la gran de mole del Rettorato, fiancheggiato da tutte le altre facoltà.”

Tale impianto, culminante con la piazza del Rettorato, riprende la concezione dell’antichità greco-romana dell’Agorà o Foro, ripresa poi nell’edilizia urbana del Quattrocento e Cinquecento in Italia. L’organizzazione della Città Universitaria presenta un assetto gerarchico, in cui gli spazi sono reciprocamente connessi secondo la loro importanza. Dopo l’ingresso, effettuato dall’architetto Arnaldo Foschini,  si apre la grande navata centrale, un viale alberato dall’ampia sezione, che culmina con la splendida statua della Minerva di Arturo Martini. Dall’ingresso fino al Rettorato il terreno è in discesa: la differenza tra la quota della soglia del portico e il piano della piazza è di 2,15 metri.  Tale condizione orografica ha come esito uno sfondamento virtuale con un suolo ottico che cancella ogni pendenza e stabilizza la composizione. Le costruzioni sono realizzate in cemento armato, una novità assoluta per l’epoca, e sfruttano l’illuminazione naturale. Venne  programmato dall’architetto l’isolamento acustico e termico nei locali interni e uno studio specifico sul suono per l’Aula Magna del Rettorato. Per quanto riguarda quest’ultima, è impossibile non citare la maestosità dell’affresco di Mario Sironi  L’Italia tra le Arti e le Scienze del 1934. La complessità delle immagini è inscritta in una struttura a triangolo che raccoglie le allegorie delle arti e delle scienze in modo tale da testimoniare l’unione tra politica e cultura.

Così come Marcello Piacentini, anche il Sironi proviene dal gruppo Novecento, fondato da Margherita Sarfatti a Milano nel 1922, il quale esalta il valore civile dell’arte a scapito di ogni decorativismo. Il tableau vivant di figure che circonda l’Italia al centro ricorda la Scuola di Atene della Stanza della Segnatura di Raffaello in Vaticano. La volontà di collegarsi idealmente con i miti dell’antichità rende  il legame tra arte e architettura indissolubile. La storia dell’affresco ha subito in epoca post-fascista un periodo di damnatio memoriae, in quanto simbolo di un’arte asservita al regime, ma in anni recenti è stata restaurata e i simboli strettamente collegati alla vita del Duce cancellati definitivamente.

 La nuova sede venne inaugurata nel 1935 con cerimonie grandiose alla presenza della famiglia reale.Dalla Seconda Guerra Mondiale in poi la Città Universitaria continuerà a crescere nelle strutture e nel numero degli studenti. Ad oggi la Sapienza si configura come l’ateneo più grande d’Europa con 67 dipartimenti attivi e 145.000 studenti iscritti.

 

Fonti

-Bartolomeo Azzaro, La Città Universitaria della Sapienza di Roma e le sedi esterne 1907-1932, Gangemi Editore, Roma, 2012.

-Giorgio Ciucci, Simonetta Lux, Franco Purini (a cura di), Marcello Piacentini architetto 1881-1960, Gangemi Editore, Roma, 2010.